Archivio di febbraio 2013

Cara vecchia FED 2

Mentre sistemavo un po’ di cose in soffitta, dentro un vecchio baule, ho scoperto…

L’articolo potrebbe iniziare così, per dargli un sapore quasi di favola.

In realtà le cose sono più semplici: la fotocamera di cui parliamo, una FED 2 era di mio suocero, Tommaso Venturini, pittore dilettante ma di notevole talento (e non solo a parere mio). Ne faceva un uso limitato per le solite foto di famiglia e per fissare qualche scorcio da tramutare poi in quadro ad olio.FED 2

Ora ce l’ho io e ogni tanto vado a guardarla, sicuramente con più interesse di quanto facessi 30 anni fa.

La FED 2 è una delle numerose imitazioni della ben più nota Leica. È nata negli stabilimenti di Kharkov, attualmente in Ucraina ai confini con la Russia e dovrebbe essere databile tra il 1959 e il 1968, anni di produzione di questo modello.

Gli stabilimenti di Kharkov hanno una storia un po’ sinistra. Intanto il nome FED viene da Felix Edmundovich Dzerzhinsky, detto Iron Felix. Questo signore non era un né un ottico né un ingegnere meccanico bensì il fondatore della Cheka, la temibile polizia segreta bolscevica. Lo stabilimento della FED nasce come una comune di lavoro per gioventù abbandonata e forse anche di riabilitazione per giovani tra i 13 e i 17 anni (il termine “riabilitazione” non aveva a quel tempo esattamente lo stesso significato di oggi).

Per tutto questo ancora oggi qualcuno nell’est europeo guarda con una certa diffidenza i prodotti marchiati FED.

Il modello in mio possesso (matricola 0959589) è funzionante a parte l’accoppiamento telemetro – obiettivo: la levetta a scorrimento sembra bloccata ma per un riparatore non dovrebbe essere qualcosa di difficile da sistemare. Quindi allo stato attuale si può mettere a fuoco solo stimando la distanza del soggetto e riportandola sul barilotto dell’obiettivo, cosa che milioni di fotoamatori hanno fatto per anni nei decenni passati.

La FED 2 usa le pellicole del formato Leica o 35 mm, quelle più in voga prima dell’avvento del digitale, i classici “rullini”. Inizialmente questo formato era usato per il cinema. Questo spiega la doppia perforazione, necessaria per una corretta trazione su cineprese e proiettori, decisamente sovrabbondante per l’uso in una fotocamera specie al momento della sua invenzione, quando non esistevano motori di trascinamento e l’avanzamento della pellicola era fatto a mano.

Sembra che in realtà il motivo che abbia spinto Oskar Barnack a progettare la prima Leica non sia stata la possibilità di sfruttare gli scarti della pellicola usata per il cinema, quanto la necessità di avere uno strumento leggero e maneggevole che poteva essere usato con a stessa pellicola delle cineprese per fare delle prove di ripresa e sviluppo. Una specie di esposimetro “a posteriori”.

Il caricamento della FED 2 si effettua asportando il fondello, agganciando la pellicola al rullino ricevitore e richiudendo il tutto. Un minimo di manualità è necessario per l’operazione.

La mia FED 2 ha un obiettivo intercambiabile con innesto a vite M39 uguale a quello di molti modelli Leica. Potrei montare, quindi, dei favolosi obiettivi Leitz anche se quello in dotazione non dava poi dei cattivi risultati. Si tratta di un Industar 26M, 50 mm di focale ( o 5CM come è indicato sopra) apertura massima 1:2,8, minima 1:22, distanza di messa fuoco da 1 m all’infinito. Una cosa che tutti i fotografi di paesaggio rimpiangono è l’indicazione sul barilotto delle profondità di campo.

L’otturatore è a tendina con velocità che vanno da 1/30 a 1/500  più la classica posa B.

Mi è venuta voglia di cercare un rullino da 36 pose, uscire e vedere cosa sono ancora capace di fare con una simile fotocamera…

Tratto da L’Aperitivo Illustrato quarterly n. 59, 2012, trimestrale di tendenza culturale (http://www.aperitivoillustrato.it/).