De Rerum Fabula – Valeriano Trubbiani alla Mole Vanvitelliana

Non sono assolutamente in grado di illustrare e commentare l’arte di Valeriano Trubbiani. Certo è che le sue opere immerse nella Mole Vanvitelliana mi hanno emozionato. Ecco qualche fotografia che vorrebbe raccontare questa emozione. Si tratta di pochi scatti, un assaggio della mostra che deve essere sicuramente visitata personalmente e con la dovuta attenzione.

Un grazie all’Autore e al Museo Omero per l’autorizzazione alla pubblicazione.

Le foto sono state scattate il 16/03/2013. La mostra è prorogata fino al 05/05/2013.

Per maggiori informazioni, visitate il sito www.museoomero.it (ma soprattutto visitate la mostra!).

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

Tutte le foto sono state scattate a mano libera con una Nikon D700. Per ottenere questa ho fatto tre scatti con diverse esposizioni. Speravo che Photoshop mi perdonasse i leggeri scostamenti tra uno scatto e l’altro ma non è stato così. Ho dovuto sovrapporre le foto a mano su diversi livelli e poi applicare la dovuta mascheratura. A guardare con attenzione si scopre qualche inconguenza ma lo scopo che mi prefiggevo (legare la scultura alla luce del porto) mi sembra abbastanza raggiunto. ISO 1600, obiettivo Sigma 12-24mm.

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - AnconaNon ho usato il flash o altre fonti di luci aggiuntive per mantenere tutte le suggestioni predisposte dagli allestitori, gli architetti Massimo Di Matteo e Mauro Tarsetti. ISO 1600, obiettivo Sigma 12-24mm.

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

Credo proprio che le mie parole non servano a niente, quindi lascio tutto lo spazio alle immagini. ISO 1600, obiettivo Sigma 12-24mm

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

ISO 1600, obiettivo micro-Nikkor 105 1:4 manuale.

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona


ISO 1600, obiettivo micro-Nikkor 105 1:4 manuale.

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

ISO 1600, obiettivo Sigma 12-24mm

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

ISO 1600, obiettivo Sigma 12-24mm

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

ISO 1600, obiettivo micro-Nikkor 105 1:4 manuale.

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

ISO 1600, obiettivo micro-Nikkor 105 1:4 manuale.

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

ISO 1600, obiettivo Sigma 12-24mm

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

ISO 1600, obiettivo Sigma 12-24mm

Valeriano Trubbiani - Mole Vanvitelliana - Ancona

ISO 1600, obiettivo micro-Nikkor 105 1:4 manuale.

Cara vecchia FED 2

Mentre sistemavo un po’ di cose in soffitta, dentro un vecchio baule, ho scoperto…

L’articolo potrebbe iniziare così, per dargli un sapore quasi di favola.

In realtà le cose sono più semplici: la fotocamera di cui parliamo, una FED 2 era di mio suocero, Tommaso Venturini, pittore dilettante ma di notevole talento (e non solo a parere mio). Ne faceva un uso limitato per le solite foto di famiglia e per fissare qualche scorcio da tramutare poi in quadro ad olio.FED 2

Ora ce l’ho io e ogni tanto vado a guardarla, sicuramente con più interesse di quanto facessi 30 anni fa.

La FED 2 è una delle numerose imitazioni della ben più nota Leica. È nata negli stabilimenti di Kharkov, attualmente in Ucraina ai confini con la Russia e dovrebbe essere databile tra il 1959 e il 1968, anni di produzione di questo modello.

Gli stabilimenti di Kharkov hanno una storia un po’ sinistra. Intanto il nome FED viene da Felix Edmundovich Dzerzhinsky, detto Iron Felix. Questo signore non era un né un ottico né un ingegnere meccanico bensì il fondatore della Cheka, la temibile polizia segreta bolscevica. Lo stabilimento della FED nasce come una comune di lavoro per gioventù abbandonata e forse anche di riabilitazione per giovani tra i 13 e i 17 anni (il termine “riabilitazione” non aveva a quel tempo esattamente lo stesso significato di oggi).

Per tutto questo ancora oggi qualcuno nell’est europeo guarda con una certa diffidenza i prodotti marchiati FED.

Il modello in mio possesso (matricola 0959589) è funzionante a parte l’accoppiamento telemetro – obiettivo: la levetta a scorrimento sembra bloccata ma per un riparatore non dovrebbe essere qualcosa di difficile da sistemare. Quindi allo stato attuale si può mettere a fuoco solo stimando la distanza del soggetto e riportandola sul barilotto dell’obiettivo, cosa che milioni di fotoamatori hanno fatto per anni nei decenni passati.

La FED 2 usa le pellicole del formato Leica o 35 mm, quelle più in voga prima dell’avvento del digitale, i classici “rullini”. Inizialmente questo formato era usato per il cinema. Questo spiega la doppia perforazione, necessaria per una corretta trazione su cineprese e proiettori, decisamente sovrabbondante per l’uso in una fotocamera specie al momento della sua invenzione, quando non esistevano motori di trascinamento e l’avanzamento della pellicola era fatto a mano.

Sembra che in realtà il motivo che abbia spinto Oskar Barnack a progettare la prima Leica non sia stata la possibilità di sfruttare gli scarti della pellicola usata per il cinema, quanto la necessità di avere uno strumento leggero e maneggevole che poteva essere usato con a stessa pellicola delle cineprese per fare delle prove di ripresa e sviluppo. Una specie di esposimetro “a posteriori”.

Il caricamento della FED 2 si effettua asportando il fondello, agganciando la pellicola al rullino ricevitore e richiudendo il tutto. Un minimo di manualità è necessario per l’operazione.

La mia FED 2 ha un obiettivo intercambiabile con innesto a vite M39 uguale a quello di molti modelli Leica. Potrei montare, quindi, dei favolosi obiettivi Leitz anche se quello in dotazione non dava poi dei cattivi risultati. Si tratta di un Industar 26M, 50 mm di focale ( o 5CM come è indicato sopra) apertura massima 1:2,8, minima 1:22, distanza di messa fuoco da 1 m all’infinito. Una cosa che tutti i fotografi di paesaggio rimpiangono è l’indicazione sul barilotto delle profondità di campo.

L’otturatore è a tendina con velocità che vanno da 1/30 a 1/500  più la classica posa B.

Mi è venuta voglia di cercare un rullino da 36 pose, uscire e vedere cosa sono ancora capace di fare con una simile fotocamera…

Tratto da L’Aperitivo Illustrato quarterly n. 59, 2012, trimestrale di tendenza culturale (http://www.aperitivoillustrato.it/).

Cartoline dalle Eolie (prima parte)

Dopo un lungo intervallo sono di ritorno con le “foto delle vacanze”, nella miglior tradizione dei fotografi rompiballe. Siete autorizzati a cambiare sito ora o in qualsiasi momento vorrete.
Ho intitolato l’articolo “Cartoline dalle Eolie” perché mi sono reso conto che sono partito tutto attrezzato (poi vi racconto) ma con la testa di chi va in vacanza e non con quella del fotografo. Per cui sono tornato con tante belle cartoline; almeno spero che le riteniate belle.
E’ una riprova che le foto si fanno con la testa: la fotocamera sofisticata, gli obiettivi ultra  e tutto il super resto ci servono per sbagliare di meno, per catturare qualcosa di altrimenti impossibile, per avere una maggiore qualità ma se non ci metti la testa giusta c’è poco da fare.

Siamo partiti, Giselda e io, in traghetto da Napoli e prima dell’alba siamo arrivati a Stromboli. Questo è lo scoglio di Strombolicchio con le barche addormentate in rada prima del sorgere del sole.Strombolicchio Foto scattata comodamente dalla nave, ho tagliato un po’ di mare e un po’ di cielo e messo al centro Strombolicchio anche se i sacri testi dicono di usare sempre le regole di 1/3 o 2/3. La foto è sottoesposta di 1/3 di diaframma per aiutare a non avere le luci bruciate, visto che i colori del cielo erano fondamentali in questo scatto. Ho usato molto spesso questa leggera sottoesposizione (anche perché mi dimenticavo di toglierla). NIKON D700, 1/60 s, f/14, ISO 1600, -0.33 eV, 120 mm.

Stromboli


Stromboli, dall’altra parte, ci ha salutato con un piccolo sbuffo, come a dire “Bene arrivati ma ricordatevi che sono un vulcano a cui si deve rispetto”. Messaggio ricevuto. La spiaggia nera fa la sua impressione e l’acqua, non ancora illuminata dal sole, sembra anche nera ma è limpidissima. NIKON D700, 1/20 s, f/6.3, ISO 500, -0.33 eV, 42 mm.

Prima panoramica, come al solito sono diverse foto fuse insieme grazie alla funzionalità “Photomerge” di Photoshop. Il risultato non sembra male visto a questo ingrandimento ma bisogna stare attenti a quello che combina questa tecnica in particolare sul mare. Può sembrare strano ma i riflessi e le onde sul mare cambiano molto velocemente e già tra una foto e l’altra danno effetti molto diversi per cui, malgrado gli sforzi di Photoshop, un occhio appena attento riesce ad individuare i punti di congiunzione delle foto. NIKON D700, 1/400 s, f/6.3, ISO 500, -0.33 eV, 32 mm.



Rada di Stromboli

 

Non ci credete? Guardate questo particolare ingrandito preso dalla foto di prima, sotto la punta di Stromboli. Qui, per fortuna è rimasta una buona uniformità di illuminazione in quanto non c’erano onde lunghe ma le ondine spezzate sono piuttosto evidenti. Come fare per evitare questo effetto? Credo che ci sia solo di armarsi di santa pazienza e di una buona pratica con Photoshop e intervenire a posteriori. Se qualcuno ha dei suggerimenti, sono molto ben accetti.

Sun King

 

Wow!!! Ecco che arriva Re Sole!
Ma è proprio una cartolina! Ma come si fa a resistere ad uno scatto così?
La costa dietro cui sorge il sole è quella della Calabria, se non ho sbagliato orientamento.
NIKON D700, 1/1600 s, f/6.3, ISO 500, -0.33 eV, 120 mm.

 

 

Stromboli e StrombolicchioUna veduta intera di Stromboli sempre con la tecnica del panorama. Il sole è ormai sorto e regala questi fantastici colori che tolgono all’isola almeno una parte del suo aspetto cupo. NIKON D700, 1/640 s, f/6.3, ISO 400, -0.33 eV, 40 mm.

Stromboli e lanterna

 

Mentre publicavo questa foto mi sono accorto che non l’avevo “ripulita”. Cosa intendo per “ripulita”? La scatto è stato fatto con un grandangolo spinto e un diaframma molto chiuso per poter avere a fuoco la lanterna e non troppo sfuocato Stromboli. Questa è la condizione ideale perchè tutti i microgranelli di polvere che stanno sul sensore risultino evidenti nella foto. Appaiono come macchioline scure e sfumate nelle zone più chiare e uniformi, come il cielo e sono decisamente antipatici. Purtroppo chi usa una reflex a obiettivi intercambiabili si deve rassegnare a questa cosa a meno di non pulire continuamente il sensore.
Ma il sensore è molto delicato e si rischia di fare dei danni permanenti per cui è meglio tenersi i puntini e solo ogni tanto far pulire il sensore da personale specializzato. NIKON D700, 1/10 s, f/22, ISO 400, -0.33 eV, , 24 mm.

Mare articoQualche elaborazione (o pasticcio) tanto per non dire di aver fatto solo cartoline. Non è il mar artico e quelli sullo sfondo non sono iceberg. E’ il risultato di un’elaborazione HDR un po’ spinta di alcuni scatti effettuati mentre il traghetto ci stava portando da Stromboli a Panarea che è quella che appare bianca quasi di prua. Subito dietro si vede Lipari e a destra Salina, ancora più a destra, sullo sfondo, Filicudi. Queste mie ricostruzioni geografiche sono ovviamente opinabili.

Discesa al mareEcco una bella cartolina a colori:  mare, fiori e muri bianchi. Sembra di essere nelle isole greche e invece siamo a Salina. A prescindere dal fatto che le Eolie non hanno niente da invidiare alle isole greche, se non ho capito male, gli antichi greci hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia delle eolie e tracce linguistiche sono rimaste vive fino a tempi relativamente recenti. NIKON D700, 1/1600 s, f/9, ISO 400, -0.33 eV, 120 mm.

 

Santa Marina, SalinaUn’altra cartolina da Santa Marina di Salina. Qui ho usato una fotocamera del tipo “punta e scatta”, sono 3 foto unite con Photomerge. Proprio così, mi sono portato dietro una seconda fotocamera oltre alla Nikon D700 (poi vi racconto). Samsung WB2000, 1/1000 s, f/4, ISO 200, -0.30 eV, 4.3 mm.

 

Lipari, nuvola e antennaQuesto scatto è un po’ meno cartolinesco: è quello che mi si è presentato davani mentro salivo le scale che portavano alla terrazza di una casa di Santa Marina. La striscia di terra che si vede è Lipari. Ho preferito non togliere né il filo né l’antenna lasciando all’immagine più la caratteristica di foto che di quadro. L’ispirazione a certi paesaggi di Franco Fontana risulta piuttosto evidente. Samsung WB2000, 1/2000 s, f/6.6, ISO 200, -0.30 eV, 4.3 mm.

 

MalfaL’incredibile acqua delle Eolie! Scattata scendendo ad una delle spiagge di Malfa. Se associate il concetto di spiaggia a quello di sabbia su cui sdraiarvi mollemente, qui dovete cambiare idea: in fondo alla discesa trovate grossi ciotoli di pietra vulcanica che rendono particolarmente difficile camminare anche con le scarpe, scordatevi le infradito. Ma l’acqua è stupenda. MalfaAbbiamo avuto degli incontri ravvicinati e non piacevoli con qualche medusa per cui abbiamo imparato a muoverci sempre con adeguate pomate. Una gentilissima signora del luogo ci ha detto che la proliferazione delle meduse dipende dalla scomparsa delle tartarughe di mare, non sempre trattate bene dai pescatori.
Nella foto a sinistra si vede l’orizzonte bello diritto ma nella foto originale era leggermente curvato. Gli obiettivi grandangolari presentano quasi sempre una leggera distorsione (il “quasi” dipende da quanto sei disposto a spendere, come al solito). I programmi per l’elaborazione delle immagini riescono a correggere queste distorsioni, i più sofisticati dispongono anche di database in grado di andare a recuperare le caratteristiche dell’obiettivo usato e di correggere automaticamente una serie di difetti. Incredibile! NIKON D700, 1/2500 s, f/6.3, ISO 400, -0.67 eV, 34 mm.

 

sub

 

Ecco una delle ragione per cui mi sono portato una fotocamera compatta.
Ma questo fa parte del “poi vi racconto” e lo rimandiamo alla seconda puntata.

A presto.

Ancora Federico…

Ancora Federico chiede: “Una domanda “tecnica”: ci si puo’ mettere in “forced no flash” in “close-up” mode (mode con il fiorellino)? Sulla mia macchina non riesco a trovare l’opzione (…forse perchè non esiste).”

Sono andato a vedere come si comporta la mia Nikon D5000 e in effetti sembra che non si riesca a togliere l’attivazione del flash incorporato quando si imposta il selettore in modo Macro Close-up.pulsanti
Studiando meglio la cosa però, la D5000 permette di andare a forzare l’esclusione del flash. Per fare questo premete il tasto Info (vicino al pulsante di scatto) e poi il tasto Imposta (n. 9 ) sul retro della camera, evidenziate il modo flash usando il multiselettore (n. 16), premete OK, selezionate l’esclusione del flash e ancora OK.
In questa maniera, anche con il selettore in modo Macro Close-up il flash rimane inattivo.

C’è da tener presente che, normalmente, quando si scatta una foto da molto vicino, la luce non è mai abbastanza. Per questo nella posizione Macro Close-up viene attivato il flash incorporato.

Certo, se volete riprendere i magnifici occhi di qualcuno, un colpo di flash da breve distanza non sarà gradito dal soggetto che potrebbe reagire violentemente, con le classiche “botte da orbi” visto che per un po’ non vedrà praticamente niente.

Comunque non pensiate che queste impostazioni di scene sul selettore facciano dei miracoli. In realtà impostano automaticamente tempi, diaframmi, ISO, flash ecc. secondo dei criteri ottimali. Con un po’ di esperienza potete fare da soli le stesse cose.

Tanta neve, tante foto (seconda parte)

La neve è ormai passata, le foto sono rimaste nel mio computer in attesa di essere guardate, modificate, pasticciate.
Direte: “Ma come sei antico! Dovresti usare Instagram!” Verissimo, chiederò a mia figlia Chiara di tenermi un corso privato.
Intanto però continuo per la mia strada, se non altro per dimostrare che, volendo, puoi dare un sapore diverso alle tue foto con altri strumenti, magari ottenendo effetti nuovi e migliori.
E’ un po’ come sostenere che Internet non è solo Facebook.
ombrelloni nella neve
Foto scattata con una compatta di una certa qualità, con la caratteristica di poter usare il formato RAW oltre al classico JPEG.
La scena era intrigante ma penso che salire al piano superiore per scattare sia stata una mossa vincente: non sarebbero risultate così evidenti le orme nella neve.
E’ interessante il contrasto dei colori degli ombrelloni (elemento sicuramente estivo) e il bianco della neve (sicuramente invernale).
Samsung WB2000, 1/350 s, f/5.5, ISO 100, -0.30 eV, 7.5 mm.


SiroloLa costruzione che si vede tra gli arbusti è una fornace come ce ne sono diverse intorno al Monte Conero.
Servivano per cuocere le pietre estratte dalle vicine cave per la produzione del cemento.
Questa è stata restaurata e ospita, a fianco, un ristorante.
La foto è stata abbondantemente tagliata in basso e in alto per lasciare solo gli elementi che mi interessavano, le bacche rosse, la neve e il camino della fornace che contrasta cromaticamente con il resto.
L’uso di una focale da medio grandangolo (29 mm) e il diaframma relativamente stretto (f/14) hanno permesso di avere a fuoco sia le bacche che la fornace.
Ho usato anche un’alta sensibilità  (800 ISO) a causa della scarsa luce della giornata.
NIKON D700, 1/800 s, f/14, ISO 800, 0.00 eV, 29 mm.

ginestra nella neveUna ambientazione abbastanza strana per una ginestra.
Devo ricordarmi di andare a fotografare la stessa ginestra quando sarà nel pieno della fioritura e poi mettere fianco a fianco le due foto.
In uno scatto come questo è importante la nitidezza per cui bisognerebbe prestare attenzione alla messa a fuoco e usare un tempo di esposizione abbastanza rapido per evitare l’effetto mosso. E’ importante ricordare che il tempo da utilizzare per evitare il mosso è funzione della lunghezza focale utilizzata. Una vecchia regola diceva: se usi un tele da 250 mm hai bisogno di un tempo di esposizione di almeno 1/250 di secondo, se usi un grandangolo da 30 mm puoi spingerti fino ad 1/30 di secondo (le lunghezze focali sono riferite al formato Leica, guarda il glossario alla voce FF).
Oggi, con stabilizzatori e formati ridotti,  la regola va reinterpretata.
NIKON D700, 1/1600 s, f/8, ISO 800, 0.00 eV, 24 mm.

il pino feritoSappiamo bene che la neve fa anche dei danni: ha schiantato molti rami e anche qualche tronco, specie di pini.
Questa foto è stata scattata lungo la discesa da Sirolo alla spiaggia di San Michele. Man mano che scendevo diminuiva la neve e cresceva la “fanga”.
Ho aumentato leggermente la saturazione cromatica per dare maggiore risalto alla “ferita” del pino.
NIKON D700, 1/125 s, f/5, ISO 800, 0.00 eV, 55 mm.

 

 

gattonero, neve bianca

Nella prima parte di “Tanta neve, tante foto”, parlavo di un cane nero e invece è spuntato un gatto.
Scattando questa foto il sistema autofocus della mia fotocamera sembrava completamente impazzito, non so se per il freddo, il troppo contrasto (???) o la diffidenza verso i gatti neri.
Questo scatto sembra abbastanza nitido e ho beccato anche la lingua che si lecca i baffi…
In post produzione ho cercato di dare maggiore evidenza agli occhi e alla lingua del gatto.
L’obiettivo usato è un Nikkor 70-300 mm, 1:4.5-5.6 stabilizzato.
NIKON D700, 1/500 s, f/7.1, ISO 1600, 0.00 eV, 300 mm.

Sirolo e le luci dal basso
L’illuminazione dal basso della piazzetta di Sirolo creava uno strano effetto con la neve.
Ho cercato di catturarlo in questa foto.
Praticamente ho scattato alla cieca perché ginocchia e schiena erano ormai bloccate da freddo, stanchezza e anagrafe.
Ho impostato alta sensibilità, focale corta (grandangolo), modo Program (nel senso di “cara fotocamera vedi un po’ tu cosa riesci a fare”), sottoesposizione di 2 stop per dare maggior peso alle luci rispetto al resto, ho abbassato la fotocamera fino ad una trentina di cm da terra e ho fatto 4 o 5 scatti senza guardare nel mirino e nel display.
Questo è il risultato.
NIKON D700, 1/320 s, f/5, ISO 1600, -2.00 eV, 24 mm.

di corsa a casa
Il bianco/nero e la bassa luminosità vogliono dare una sensazione di freddo.
Il passante dalla lunga falcata e che si chiude la giacca al collo, il negozio illuminato e a colori dovrebbero far sentire una voglia pressante di correre al caldo a casa.
Ovviamente foto scattata al volo e senza tanti sofismi, elaborata in post-produzione con Photoshop.
NIKON D700, 1/320 s, f/5.6, ISO 1600, -2.00 eV, 24 mm.


vicoli di Sirolo con la neve vicoli di Sirolo con la neve

Tre foto con lo stesso soggetto: i vicoli di Sirolo pieni di neve.
In realtà il tema sarebbe un altro, esaltato dalla neve: la luce dei lampioni (calda) e quella fredda e bluastra della sera che scende.
Grande lavoro della fotocamera che non ha pasticciato con il bilanciamento del bianco e la temperatura colore (vedi il glossario, se vuoi).
NIKON D700, ISO 1600, -0.67 eV.

sognoE qui cominciamo con i pasticci…
Photoshop è tentatore e, forse, ogni fotografo è un pittore mancato.
Si prende una foto un po’ banalotta e si comincia a giocare con HDR, saturazione, sfocature, ecc.
“Take a sad song and make it better”- Hey Jude – Lennon/McCartney.
E questo è uno dei mille possibili risultati.
Si tratta sempre di Sirolo, la piazzetta del Ristorante Rocco, un posto che invita a sognare anche dal vero e in tutte le stagioni.
Penso che i dati di ripresa contino poco e non li metto.

mercato pubblico - ancona

 

 

Sempre immersi nella più lunga nevicata che io ricordi ad Ancona ma il giorno dopo, in giro per la città.
Sono due fotogrammi scattati il primo ad altezza d’occhio, il secondo verso l’alto.
Sono uniti con Photoshop con la tecnica del panorama.
Il risultato era già abbastanza distorto, ho aggiunto l’effetto fish-eye e la sfumatura sui bordi.
A me piace questo risultato finale.
NIKON D700, 1/250 s, f/8, ISO 800, -0.33 eV, 24 mm.

mercato pubblico, retro - ancona

 

 

Ancora il Mercato Pubblico di Ancona conosciuto come Mercato delle Erbe in una vista laterale.
E’ una bella struttura liberty in vetro e ghisa degli anni venti, proprio nel centro di Ancona ma un po’ nascosta.
Meriterebbe maggiore considerazione.

Questa è una cosiddetta  elaborazione HDR (High Dynamic Range).
Lo scopo sarebbe quello di avere tutte le aree del fotogramma con una completa resa tonale, cioè le aree innevate devono avere toni dal bianco al grigio scuro, ma anche le aree in ombra come la parete in ghisa e vetro devono avere bianchi e neri.
mercato delle erbe - anconaSe si spinge l’elaborazione, si ottengono effetti come questo.
Nelle ultime versioni di Photoshop c’è una funzione apposita ma io ho preferito usare Shadows/highlights e saturazione per controllare meglio il risultato.
Ma come sarebbe la foto senza elaborazione? Più o meno così.
NIKON D700, 1/320 s, f/9, ISO 800, -0.33 eV, 24 mm.

 

 

Instagram ha avuto un successo straordinario, tanto è vero che Facebook se l’è comprata per una cifra colossale solo per evitare che se ne appropriasse la concorrenza.
Gli ideatori di Instagram hanno avuto l’idea vincente: certe foto acquistano un fascino tutto particolare se trattate nella maniera giusta.
Dai un’occhiata a quelle che seguono.

piazza del plebiscito - ancona piazza del papa

Invecchiamento e cornice cambiano completamente la maniera di percepire questa immagine e la rendono sicuramente più interessante.
Ma è un falso!
Certo! Perché, il cinema è vero?
The Artist, che ha fatto incetta di premi e Oscar, non ha sfruttato fino in fondo questo “trucco”? Per inciso: a me è piaciuto.
Non ho usato Photoshop per questa elaborazione ma un altro programma, se mi lasci un commento o mi scrivi, ti dico quale.

Ed ora il trionfo della neve!
Le foto che seguono le ho scattate il 13 febbraio mattina lungo il sentiero che va dal Poggio a Pian Grande di Monte Conero, eccetto la prima scattata in fase di avvicinamento al Poggio.
Mi sembrava di stare in un altro mondo e avrò fatto più di 400 scatti.
Il che non è detto che sia bene. Di fronte a un ambiente così affascinante e inusuale (almeno per me) si perde concentrazione e si finisce per fotografare tutto perché tutto è bello.

strada innevata

Come al solito tre foto unite in un panorama.
Sono state scattate dall’interno dell’auto senza nessun rischio perché non c’era veramente nessuno.
Il rischio vero in questo caso è che compaiano i riflessi dei vetri dell’auto.
A volte queste foto risultano più interessanti in bianco e nero.
Ecco cosa si ottiene utilizzando in post-produzione un filtro rosso (a sinistra) e un filtro blu (a destra).
Nel primo caso si enfatizzano il cielo, le nuvole e le ombre, nel secondo quasi svanisce il sole e compare una bella nebbia.
NIKON D700, 1/2000 s, f/11, ISO 800, -0.33 eV, 24 mm.

poggio di Monte Conero

poggio di monte conero

L’immagine che segue è formata da 8 fotogrammi e l’originale è costituito da più di 36 milioni di pixel.
Ci si potrebbe stampare un pannello di 4 x 2 m mantenendo il dettaglio di ogni singolo rametto.
Consigliato per chi odia il caldo e non teme una certa sensazione di freddo.
Sembra una cosa eccezionale? Beh, la nuova Nikon D800 può scattare ogni singolo fotogramma con 36 milioni di pixel!
NIKON D700, 1/160 s, f/22, ISO 640, -0.67 eV, 24 mm.
sentiero nella neveneve e luce
Panna e luce che scendono dall’alto e formano una straordinaria colata bianca.
Creando una vignettatura sui bordi ho evidenziato il gioco della luce che filtrava dagli alberi più alti.
Decisamente questo alberello sembrava aspettarmi sul sentiero in posa per me.
NIKON D700, 1/500 s, f/14, ISO 640, -0.67 eV, 120 mm.

neve e cielo

 

Per quanto riguarda i colori Photoshop non c’entra.
Il cielo era così azzurro con le sue nuvolette bianche e in basso tutto era così bianco, con il verde delle foglie che appena si intuisce nelle macchie scure.
NIKON D700, 1/800 s, f/18, ISO 640, -0.67 eV, 24 mm.

 

Forse quando ho scattato le foto che compongono questa immagine non mi ero neanche accorto del raggio di sole in basso a destra.
L’effetto dell’ubriacatura fotogafica mi faceva scattare un po’ a casaccio ma la fortuna aiuta i fotografi.
Ricostruendo l’inquadratura mi è piaciuto trovare da una parte il chiarore del raggio di sole e dall’altra la striscia scurissima del pino.
NIKON D700, 1/125 s, f/18, ISO 640, -0.67 eV, 20 mm.

 

neve e raggioFine della seconda ed ultima parte sulla neve.
Come dicevo ho scattato molto e quindi ci sarebbero altre foto da preparare e commentare ma la cosa diventerebbe noiosa.

Aspetto i vostri suggerimenti per nuovi argomenti.

Dimenticavo l’ultima foto innevata (suggeritemi un buon titolo):
spider rossa nella neve

Federico mi scrive…

Federico mi scrive:

Ho letto il glossario, mi sembra molto chiaro. Un paio di punti:
-Voce “bracketing” : cose vuol dire “Per esempio si può scattare una foto sottoesposta di un diaframma, una corretta e una sovraesposta di un diaframma”?
Cerco di essere breve e chiaro ma prima o poi scriverò degli articoli più completi.

Le fotocamere da un certo livello in su hanno un bottoncino tipo questi

Canon EOS 1100D

Nikon D5100

oppure una rotellina come questa

Nikon P7100

Agendo su questi comandi si può dire alla fotocamera: “misura la luce della scena ma sovraesponi (o sottoesponi) della quantità che ho impostato”.

In pratica se ho scelto la sovraesposizione (indicatore +) entrerà più luce nella mia fotocamera e le parti in ombra della scena inquadrata risulteranno più luminose e quelle illuminate ancora più chiare.

Per contro, se avrò scelto di sottoesporre (indicatore -) le parti in ombra risulteranno ancora più scure e quelle illuminate meno luminose.

Per ottenere un effetto veramente evidente bisogna impostare la correzione almeno al valore 1. Si usa dire che sto correggendo l’esposizione di 1 diaframma o di uno stop. Arrivando al valore 3 posso ottenere una foto straordinaria o qualcosa di impresentabile. Qui l’esperienza gioca un ruolo fondamentale ma nessuno ci vieta di sperimentare a piacere visto che con il digitale non ho costi di sviluppo e stampa.

Doverosa precisazione: se la vostra fotocamera è impostata in modo M (manuale), con le operazioni descritte non dovreste ottenere un bel niente a parte una segnalazione sul display e nel mirino perché in modo M le impostazioni del diaframma e dell’otturatore sono a vostro totale carico e la fotocamera si limita a darvi delle indicazioni circa l’esposizione necessaria.

Quindi quando si dice di sottoesporre di un diaframma devo agire su pulsantini o rotelline impostando il valore su -1.

Purtroppo molte fotocamere compatte hanno le impostazioni di sovra e sottoesposizione da menu, cioè devo spingere il bottone “menu”, cercare nel groviglio di opzioni e sottoopzioni quella giusta, impostare la correzione voluta, tornare in modalità di scatto e… e intanto la foto della mia vita se ne è andata. Anche per questo i fotografi professionisti tendono ad usare fotocamere professionali. Lapalisse non lo ha mai detto ma è come se lo avesse fatto.

Ecco un esempio di cosa si ottiene correggendo l’esposizione:

sovraesposizione +2

sovraesposizione +1

esposizione senza correzione

sottoesposizione -1

sottoesposizione -2

Tanta neve, tante foto (prima parte)

Mai vista tanta neve in Ancona, mai vista tanta gente a fotografare.
Abbiamo sfoderato telefonini, compatte, mirrorless, reflex e giù a scattare.
Dico “abbiamo” perché l’ho fatto anche io e di seguito c’è qualche risultato con i soliti autocommenti.
Serve qualcosa di speciale per fotografare la neve? Se non parliamo di alta montagna direi di no.
I sacri testi dicono: in caso di neve sovraesporre leggermente (da mezzo stop a 1 e mezzo).
Niente di più vero. La neve vorremmo vederla bianca e non grigia per cui aiutiamo l’esposimetro della nostra fotocamera con questa leggera sovraesposizione.
Ma la mia fotocamera non mi permette di variare l’esposizione! Bene, controlla se c’è una modalità Spiaggia/neve tra le cosiddette Scene (SCN).
Se non c’è neanche quella, scatta lo stesso, avrai dei problemi se tenti di riprendere un cane nero in un campo completamente innevato, per il resto qualcosa di accettabile dovrebbe venire fuori. Alcune delle foto che vedrete di seguito non hanno avuto nessuna correzione dell’esposizione ma ho scattato in RAW e con una Nikon D700, fotocamera classificata come semi-professionale o giù di lì.
Anche se non siete in alta montagna ricordatevi che il freddo è un nemico giurato delle batterie per cui preoccupatevi di ricaricarle prima di uscire e, soprattutto, cercate di tenere la fotocamera il più possibile al caldo, quindi in tasca, sotto il cappotto ecc.
Se la vostra attrezzatura è un po’ più evoluta di una compatta, allora vi consiglerei di stanziare una piccola cifra per una seconda batteria. Sono convinto che volendo fare fotografie in digitale un po’ seriamente questo dovrebbe essere il primo accessorio da acquistare.
Passetto di AnconaSe non ricordo male era la prima giornata di neve. Come si vede dalla quamtità di impronte non sono arrivato primo. Male! Se vuoi fare delle foto super devi arrivare per primo, massimo secondo. Tra l’altro il signore ripreso si direbbe un altro fotografo a giudicare dalla borsa. Neve non ce n’è tanta ma il mare mette paura. NIKON D700, 1/500 s, f/9, ISO 800, 0.00 eV, 120 mm.

Monumento ai Caduti - AnconaCome al solito si tratta di diverse foto messe insieme. Il mio grandangolo Tokina 12-24 non riesce a inquadrare tutta ‘sta roba. Bisogna tener presente che su una fotocamera Full Frame come la D700 il Tokina, disegnato per il formato APS-C,  è utilizzabile solo fino a 18mm altrimenti crea una pesante vignettatura. 18mm è comunque un bel grandangolare. Qui più che la neve fa il suo effetto il maltempo: la sensazione di freddo è immediata. Certo, se non ci fossero tutte quelle stupide scritte sarebbe meglio…NIKON D700, 1/500 s, f/9, ISO 800, 0.00 eV, 18 mm

Monumento ai Caduti - Ancona

Come sopra. Sono dell’opinione che  ci sia differenza tra fare un bel murales in un posto adeguato e scarabocchiare scemenze su un monumento, qualunque esso sia. Questa foto è stata un po’ elaborata con Photoshop. Le colonne e l’ara del monumento risultavano troppo spente e il cielo troppo chiaro. L’aiuto più consistente è venuto dalla funzione Ombre/luci ma sicuramente ho fatto qualcosa d’altro ma non riesco a ricordarlo bene. NIKON D700, 1/500 s, f/7.1, ISO 800, 0.00 eV, 18 mm.

OrmeUna foto quasi scontata, le orme nella neve. Quello che le da un minimo di interesse è il mix di orme umane e di piccioni. Ho dovuto aumentare e non poco il contrasto per renderla viva. Ho anche ridotto la luminosità per mantenere abbastanza particolari nella neve. NIKON D700, 1/640 s, f/9, ISO 800, 0.00 eV, 24 mm.

Panchina e estintore

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Anche in questa foto ho abbassato il livello di luminosità in post-produzione semplicemente perché mi sembrava più interessante così, con pochi colori che emergono da un ambiente scuro e poco colorato. Avrei dovuto sottoesporre al momento della ripresa ma non sempre capisco al volo qual’è il sistema migliore di ottenere  un buono scatto. Diciamo che mi attengo a questa filosofia fotografica: c’è qualcosa che ti intriga? Allora scatta! Poi vedrai. Questo sistema non da nessuna garanzia di fare sempre buone foto ma evita di perdere qualche occasione. Ne riparleremo. NIKON D700, 1/800 s, f/7.1, ISO 800, 0.00 eV, 18 mm.

L'onda e il gabbianoQui la neve non c’entra niente ma l’ho scatta nello stesso giorno delle altre. Fai doppio click sulla foto per vederla più grande altrimenti si apprezza poco il risalto del gabbiano a fuoco mentre il resto no. Ho sempre avuto l’impressione che i gabbiani, in giornate come queste, con freddo, vento e neve, si divertano come matti. NIKON D700, 1/1600 s, f/5.6, ISO 800, 0.00 eV, 300 mm.

neve graficaAltro classico: l’effetto grafico sulla neve. Bisogna cercare di ottenere il contrasto giusto in post-produzione perché in ripresa è piutosto difficile. Questi effetti si ottengono molto spesso da una posizione elevata quindi è bene guardarsi attorno (verso l’alto) per vedere se c’è un balcone, un belvedere, insomma qualcosa che ci permetta di scattare dall’alto verso il basso. NIKON D700, 1/320 s, f/9, ISO 800, 0.00 eV, 62 mm.

bacche, neve, economia

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Due foto con uno stesso soggetto: delle bacche rosse e la neve. Quello che cambia è lo sfondo e le due foto acquistano un sapore nettamente differente. Non voglio dire che lo sfondo è più importante del soggetto ma spesso fa la differenza. NIKON D700, 1/125 s, f/9, ISO 800, 0.00 eV, 120 mm. NIKON D700, 1/80 s, f/11, ISO 800, 0.00 eV, 120 mm.

.bacche, neve

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.Campo degli Ebrei - Ancona

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Il Campo degli Ebrei così innevato è sicuramente suggestivo. Si tratta di un Antico Cimitero Ebraico disteso su di un prato a picco sul mare. Chi non è di Ancona e vuole sapere qualcosa di più di questo luogo così particolare può trovare informazioni cliccando qui. Per la foto c’è stato bisogno di un piccolo intervento per rendere più evidenti le iscrizioni. NIKON D700, 1/500 s, f/11, ISO 800, 0.00 eV, 48 mm.

Campo degli Ebrei e falesiaAncora il Campo degli Ebrei. Si riconoscono due cippi e sullo sfondo la falesia che precipita in mare. Ho lasciato queste foto leggermente scure perché quella era la luce che si percepiva in quella giornata. Portarle alla luminosità “corretta” avrebbe, secondo me, falsato l’atmosfera. Il gioco grafico dei rami e della neve ha richiesto un leggero aumento della nitidezza. NIKON D700, 1/100 s, f/16, ISO 800, 0.00 eV, 120 mm.

Campo degli Ebrei

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Ecco, questa a me sembra una foto riuscita, come ne vengono fuori di rado. Spiegatemi voi il perché. NIKON D700, 1/160 s, f/13, ISO 800, 0.00 eV, 110 mm.

Fotografare i borghi (terza parte)

Terza ed ultima parte (almeno per ora).
CastelluccioQuesta è la piazzetta della chiesa di Castelluccio di Norcia. Da una parte c’è la chiesa dall’altra si apre una veduta sulle Piane di Castelluccio. Sono cinque foto riunite in un unico panorama e questo falsa la prospettiva ma nel complesso mi sembra che sia reso abbastanza bene il fascino del borgo. La leggera sottoesposizione ha aiutato a non “bruciare” l’intonacatura della chiesa, il selciato della piazzetta e le nuvole. NIKON D700, 1/640 s, f/13, ISO 400, -0.33 eV, 24 mm.

Verso Castelluccio

Sul sentiero si vedono degli appassionati di trekking. Mi hanno detto che venivano da Spoleto, ovviamente a piedi. I muli (credo) facevano il loro mestiere portando tende e masserizie. Non ho chiesto ai muli se erano contenti della passeggiata. Sulla destra si vede Castelluccio di Norcia. Questo è un unico scatto a cui ho tagliato via la parte alta in cui si vedevano i Sibillini. Così mi sembra che ci sia più l’idea del viaggio e della meta. NIKON D700, 1/400 s, f/10, ISO 400, -0.33 eV, 70 mm

PierosaraTorre di Pierosara di Genga. Il borgo domina la strada della Gola della Rossa quindi una volta la sua posizione doveva essere strategica. Giuro che la nuvoletta e la scia dell’aeroplano non sono frutto di Photoshop. NIKON D5000, 1/500 s, f/11, ISO 200, 0.00 eV, 18 mm.

Veduta da Pierosara verso la Gola della Rossa. Foto un po’ cartolinesca ma la giornata era meravigliosa e i monti pure. Sono cinque foto unite in un panorama e sono state scattate in una ora centrale della giornata. La luce di queste ore è forse “banale”. Helmut Newton non la pensava così ma i suoi soggetti erano decisamente differenti. Fotografie scattate in queste ore possono creare un certo effetto nostalgia perché una volta si preferiva scattare con tutta la luce possibile a disposizione data la scarsa sensibilità delle lastre.  Si potrebbe provare a trasformarla in un bianco e nero con intPierosaraonazione seppia ecc. ecc. NIKON D5000, 1/250 s, f/8, ISO 200, 0.00 eV, 28 mm.

In questa e nella foto successiva sul numero civico si legge Comune di Genga – Palombare. Siamo proprio dentro la Gola della Rossa. Spero che mi diate fiducia: la rosa rossGola della Rossaa c’era davvero ed era l’unica rimasta sulla pianta. Spero anche che il giochetto del bianco e nero con un tocco di colore vi piaccia. NIKON D700, 1/400 s, f/10, ISO 400, 0.00 eV, 19 mm.

Gola della RossaStesso luogo e stesse modalità della foto precedente. No, qui non c’è nessun tocco di colore. A mio parere l’elemento più interessante è la luce dell’una (circa) radente sulle pietre. Che abbia ragione Helmut Newton? Il lavoro con Photoshop è stato quello di eliminare i colori (e secondo me non è così banale) e di esaltare i contrasti di luce sulla pietra. Per tutte e due le foto ho preferito mantenere il tono del nero assolutamente neutro. NIKON D700, 1/400 s, f/10, ISO 400, 0.00 eV, 24 mm.

Fine della chiaccherata sui borghi e la fotografia.
Mi auguro di aver dato qualche buono spunto a chi fotografa e di aver suggerito qualche luogo da visitare a chi preferisce godersi le cose dal vivo, senza marchingegni tra le mani.

Contattatemi per ulteriori informazioni e suggerimenti.

Andrea Tessadori

Fotografare i borghi (seconda parte)

Partiamo subito con le foto.

Per manoChe dire, sembra la prova provata che bisognerebbe andare sempre in giro con la fotocamera pronta all’uso. E’ vero che con i cellulari di adesso ci siamo molto vicini…Non ho avuto molto tempo per sistemare le cose: ho preferito scattare senza preoccuparmi dei settaggi vari pur di non perdere questa scena. Un grosso aiuto è venuto sicuramente dall’obiettivo stabilizzato altrimenti con un tempo di 1/13 di secondo e una lunghezza focale da medio tele il mosso sarebbe stato molto più evidente. NIKON D5000, 1/13 s, f/5.3, ISO 400, 0.00 eV, 80 mm.

Archi e panniFoto scattata A Trisungo, vicino ad Arquata del Tronto, in una giornata piovosa e grigia come anche le due foto che seguono. Non è detto che serva sempre il sole per fotografare. L’obiettivo era uno zoom Tamron 70-300 non stabilizzato e la foto è stata scattata dal bordo della strada provinciale. E’ stato difficile in post produzione fare in maniera che gli affreschi risultassero evidenti senza falsare l’atmosfera. NIKON D5000, 1/320 s, f/5.6, ISO 400, 0.00 eV, 300 mm

GlicineIn una giornata piovosa e anche un po’ freddina questa fioritura sembrava un miracolo. L’obiettivo usato è un zoom Tokina 12-24 alla minima focale. C’era spazio per andare qualche metro indietro ma l’obiettivo corto doveva creare la prospettiva giusta per far sembrare di essere “dentro” la foto. Ho aumentato la vignettatura per esaltare il glicine senza perdere il contorno. NIKON D5000,1/320 s, f/7.1, ISO 400, 0.00 eV, 12 mm.

MacelleriaEcco, qui ho cercato di riportare l’atmosfera del borgo: pietre antiche, case e negozi abbandonati, la spalletta di un ponte con i sui lampioni, fili della luce un po’ a casaccio. Non ho fatto interventi per togliere elementi che potevano essere considerati stonati. Forse l’obiettivo di cogliere l’atmosfera l’ho centrato solo al 50%. NIKON D5000, 1/500 s, f/4.8, ISO 400, 0.00 eV, 195 mm.

Raggio d'ombraQuesta foto a me piace molto, spero anche a voi. E’ sempre difficile spiegare perché una foto ti piace. Credo che in questo caso sia perché c’è una presenza umana, molto discreta ma qualificante, un anziano sacerdote che percorre lentamente il marciapiede di quella che con ogni probabilità è la “sua” chiesa. La luce radente evidenzia le strutture architettoniche e lo spicchio d’ombra conferisce un elemento particolare. La foto è stata scattata con una sensibilità relativamente alta (800 ISO) ma la Nikon D700 può permetterselo. Anche qui non c’era molto tempo per stare a cincischiare con i settaggi. L’inquadratura è stata aggiustata in post produzione. NIKON D700, 1/1000 s, f/11, ISO 800, 0.00 eV, 42 mm.

CastelluccioCastelluccio di Norcia. Banale composizione stucchevolmente estetizzante? Forse, ma chi se ne frega. Mi piacevono:

  • la luce abbagliante sulla pietra chiara
  • gli infissi in legno scuro frutto di un bel recupero architettonico (credo)
  • la tendina della finestra piccola
  • il rosso dei gerani

Ce ne era a sufficienza per uno scatto. Il fotogramma originale comprendeva molto altro in basso e in alto ma mi è sembrato che questo taglio drastico conferisse più interesse alla foto. NIKON D700, 1/640 s, f/13, ISO 400, -0.33 eV,52 mm.

Fra qualche giorno la terza parte. A presto.

N.B. Le foto si possono vedere molto meglio se ci cliccate sopra: si apriranno in una nuova finestra o scheda a dimensione più adatta per una piacevole visione…

Fotografare i borghi

Purtroppo il weekend fotografico del 22 e 23 ottobre 2011 non c’è stato. Il tempo brutto ha scoraggiato molti e molti avevano altri impegni.
Penso che prima della prossima primavera non metteremo niente in cantiere. Se ci sono novità, vi terrò informati.

Anche se questo blog non può sostituire una giornata passata insieme a fotografare e a parlare di foto, ho pensato di scrivere comunque qualcosa sull’argomento borghi e fotografia.

Cosa serve per fotografare dei borghi? Bella domanda! Proviamo a ragionarci insieme. A mio parere gli argomenti interessanti di un borgo sono:

  1. la sua architettura
  2. la natura che lo circonda
  3. le persone che ci vivono ( e anche qualche animale)
  4. la sua atmosfera

Se metti insieme i punti 1, 2 e 3, arrivi subito alla conclusione che ti devi portare dietro tutta l’attrezzatura che hai, compresi gli schermi riflettenti.
Per il  punto 4…, beh, lì non c’è grandangolo che tenga. L’atmosfera la devi sentire sulla pelle e devi trovare il coraggio di bloccarla in qualche scatto. Molto difficile da farsi.

Per quanto mi riguarda, io cerco sempre di essere poco invadente e già mi sento in imbarazzo a girare per casa altrui (tutto il borgo è la casa dei suoi abitanti) con un borsa fotografica a tracolla. Quindi il treppiede lo lascio in auto, non si sa mai.

Per l’architettura e la natura è opportuno avere un buon grandangolo, almeno un 28mm (mi riferisco alle lunghezze del formato Leica, 24×36 mm, quello che prevede un 50 mm come obiettivo “normale”). Spesso i borghi hanno spazi stretti e una visione “larga” aiuta a catturare qualcosa di più di un particolare. Poi ci sono sempre gli strumenti informatici che permettono di mettere insieme più foto per creare un panorama.

Per persone e animali è spesso utile un medio tele, da 100 mm in su, sempre riferiti al formato Leica.

Queste cose oggigiorno le troviamo normalmente in una compatta di medio livello per cui niente paura e sotto a fotografare. C’è da ricordare solo che le compatte cominciano ad andare in crisi quando cala la luce o tentiamo di fotografare in vicoli particolarmente bui. Non pensiamo di usare il flash perché se abbiamo scovato un pizzico di quella tanto ricercata atmosfera, con una “sflashata” lo distruggiamo completamente. Meglio un po’ di rumore nelle zone d’ombra che una foto che sembra fatta in sala operatoria.

Con le digitali non ci sono problemi di pellicola (colore – bianco e nero, bassa – alta sensibilità) ma ricordatevi di giocare con gli ISO se necessario.

Vi propongo qualche mia foto scattata girando, appunto, per borghi,  aggiungendo qualche nota per ognuna. Mi raccomando: non giudicate le foto dalle miniature ma cliccateci sopra per vederle a dimensione più grande o andate nella “Nuova galleria” alla sezione “Borghi” cliccando qui.

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Montefalcone AppenninoScattata a Montefalcone Appennino di mattina molto presto. E’ giocata tutta sulle silhouette nere e i colori del cielo. Per essere sicuri dell’effetto silhouette è bene misurare l’esposizione in base alla luce del cielo o sottoesporre almeno di un diaframma rispetto alla misurazione media. Lo scatto originale ha richiesto solo un taglio più accurato e praticamente niente altro. L’ho realizzata con una Olympus E510, la mia prima reflex digitale. Olympus E-510, 1/320 s, f/7.1, ISO 200, 58 mm.

Smerillo

Smerillo è proprio vicino a Montefalcone Appennino, in una piazzetta si affacciava questo portone con tutti questi fiori.
La foto ha richiesto un piccolo intervento per mantenere i fiori in ombra luminosi e vivi. Olympus E-510,1/160 s, f/7.1, ISO 200,14 mm.

Camminando in autunno

Uno di quei colpi di fortuna che a volte capitano: la ragazza con la giacca rossa passava proprio di lì mentre c’ero anche io con la fotocamera. E’ stato necessario aggiustare un po’ l’inquadratura e calibrare il colore per dargli il giusto risalto mantenendo la verosimiglianza. NIKON D5000, 1/200 s, f/5.6, ISO 200, 105 mm.

Paesaggio con corniceNon facile da realizzare e infatti non è perfetta: il paesaggio è fuori fuoco. I problemi erano diversi, se usavo una focale corta avevo una grande profondità di campo ma il paesaggio marchigiano diventava troppo piccolo, con una focale più lunga non riuscivo ad avere a fuoco i mattoni e il paesaggio. Ho scattato a f/32 rischiando il mosso. Alla fine ho preferito mettere a fuoco i mattoni. Ho fatto altri scatti giocando con tutti i parametri ma mi sono distratto e, spostandomi, ho peggiorato l’inquadratura del paesaggio. Questa è la prima foto della serie, a volte la prima è la migliore. Si tratta di Corinaldo. Nikon D5000, Nikkor 18-105 a 52mm, 1/6s, f32, 200 ISO.

Elcito

ELCITO. Per me posto mitico, un po’ per il nome che sembra uscito da uno Spaghetti Western, un po’ perchè è stato oggetto di alcune tra le mie prime foto, un bianco e nero molto contrastato e sgranato. Niente di particolare, forse conviene sottoesporre di 1/3 o 1/2 stop per non correre il rischio di sovraesporre pietre e case che il sole illuminava ferocemente. Infatti in post produzione ho leggermente recuperato le alte luci. NIKON D700, 1/500 s, f/11, ISO 500, -0.33 eV, 82 mm.

Chiesa di ElcitoE’ la chiesa di Elcito che si presentava in una luce abbagliante. Sono 2 foto unite con una funzione panorama. Ho cercato di mantenere un alto contrasto per esaltare le pietre. La foto ha una leggera intonazione calda che mi sembra si addica bene al soggetto. Da notare la stella cometa, residuo fuori stagione di un addobbo natalizio, che intenerisce l’austerità dell’insieme. NIKON D700,1/640 s, f/13, ISO 500, -0.33 eV, 24 mm.

Chiesa di ElcitoClassico gioco di un tocco di colore in una foto monocromatica. Ho anche dovuto fare in maniera che la Madonnina non risultasse troppo in ombra e quindi praticamente invisibile. NIKON D700, 1/640 s, f/13, ISO 500, -0.33 eV, 24 mm.

Chiesa di ElcitoSi tratta solo di un taglio differente della foto precedente. Fatemi sapere quale preferite. Non ho idea della provenienza della Madonnina ma certo sembra avere un aspetto modernissimo, in netto contrasto con la struttura della chiesa sulla cui solidità è difficile scommettere. NIKON D700, 1/640 s, f/13, ISO 500, -0.33 eV, 24 mm.

Panorama da ElcitoSono 4 foto scattate in verticale e unite come un panorama. Ho voluto documentare quanto sia scosceso il costone su cui sta abbarbicato Elcito e le colline marchigiane in lontananza. Ho preferito non effettuare modifiche per togliere cavi elettrici e simili. Raccomando la visione alla massima dimensione possibile. Qui è stato necessario alleggerire le ombre in primo piano. NIKON D700,1/400 s, f/10, ISO 500, -0.33 eV, 24 mm.

ElcitoQuesta casa di Elcito è un po’ isolata dalle altre e si affaccia proprio sullo strapiombo. Sembra quasi che siano i due fili della luce a tenerla su e a non farla precipitare. Volevo, in qualche maniera, descrivere questa situazione ma direi che non si sono riuscito. Ho tentato con un grandangolare spinto e esaltando la vignettatura per aumentare il senso di isolamento dal resto. Forse mi sarei dovuto concentrare sul prato di margherite. NIKON D700, 1/500 s, f/11, ISO 500, -0.33 eV, 17 mm.

Il PoggioNo, non si tratta delle Dolomiti. E’ il Poggio, proprio quello che sta sopra Portonovo, Riviera del Conero, ma in abito natalizio. E’ il risultato di 5 foto fuse in unica panoramica. Qualche difficoltà è nata in post produzione per bilanciare luci e ombre e trovare la giusta temperatura colore, completamente arbitraria in foto del genere. Qui ho usato un treppiede. NIKON D700, 0.6 s, f/5.6, ISO 1600, -1.00 eV, 120 mm

Mi fermo qui. A presto per la seconda parte ma se volete un anticipo, le successive foto dei borghi le trovate cliccando qui.